Le energie rinnovabili e il loro impatto sulla biodiversità

Nessuno o quasi mette in dubbio la necessità di passare dalle fonti fossili alle rinnovabili per arrestare il riscaldamento globale. Si dovrà anzi far molto in fretta se si vogliono davvero azzerare le emissioni entro il 2050. Ma ora c’è chi alza il dito per segnalare i rischi di una distribuzione massiva di solare, eolico, e idroelettrico per flora e fauna. In altre parole, per la biodiversità.

Partiamo dall’energia solare. I pannelli fotovoltaici che trasformano la radiazione solare in energia elettrica possono al momento essere posti sui tetti e coperture di vario genere oppure al suolo. Dai parcheggi ai campi agricoli o di fianco alle radure di parchi e boschi. E qui nascono i problemi. Secondo alcuni ricercatori, infatti, in questo caso, gli impianti di certe dimensioni possono creare un danno non indifferente alla fauna e alla flora, andando a interferire con gli habitat di molte specie. Gli impianti, infatti, possono diventare una barriera nel movimento, influenzare i nascondigli e la predazione. Ma non solo, la luce nei pannelli può confondere gli animali come una vera e propria trappola ecologica. In compenso i pannelli in certe condizioni possono essere molto utili per animali al pascolo, che trovano nelle loro vicinanze erba fresca e rugiada. Per mitigare i rischi bisognerebbe impiantare i pannelli in aree con scarsa biodiversità, come aree desertiche o urbane o costruire in maniera responsabile.

Diverso il caso dei pannelli montati su edifici già esistenti, dove non si ha una perdita di habitat, e dove anzi questi impianti possono potenzialmente ospitare piante e insetti.

La principale minaccia per l’eolico, invece, riguarda la collisione di volatili quali uccelli e pipistrelli, nonché il cosiddetto barotrauma, cioè una lesione interna provocata dalla differenza di pressione tra ambiente e interno del corpo, che i volatili possono subire passando vicino alle pale. Gli individui più a rischio sono quelli più lenti a riprodursi, con un volo meno agile, come oche o alcuni avvoltoi, e che hanno l’abitudine di volare in ore con scarsa illuminazione come alba e tramonto, come pipistrelli e rapaci. Non mancano però possibili benefici dei rotori eolici, almeno per le specie terrestri, in quanto in determinate aree possono diminuire il traffico e il numero di eventuali predatori.

Per mitigare questi problemi bisognerebbe, anche in questo caso, limitare gli impianti a zone con scarsa biodiversità e studiare bene l’avifauna della zona. Inoltre, variazioni delle costruzioni come la dimensione delle pale, rendendole più grandi, o il colore, tingendo delle pale di nero, possono diminuire gli episodi negativi.  Infine anche la sospensione durante determinate ore della giornata o in determinati periodi di migrazione può ridurre la mortalità dei volatili.

Attenzione anche all’idroelettrico. I primi sviluppi idroelettrici non hanno tenuto in considerazione la biodiversità delle specie acquatiche come pesci migratori e quindi hanno avuto un impatto iniziale considerevole su questi ecosistemi, soprattutto attraverso l’alterazione dei flussi d’acqua a monte e a valle e alla costruzione di dighe. Il loro impatto, quindi, riguarda principalmente la distruzione e la modifica di habitat, anche attraverso la creazione di isole, distruttive per specie migratorie ma utili per altre specie come la lontra gigante.

Anche in questo caso un buono studio naturalistico e un’adeguata localizzazione e progettazione possono ridurre i danni delle grandi dighe, che per la verità non dovrebbero ulteriormente aumentare nelle nostre montagne, già molto interessate da questi impianti.

Infine abbiamo l’energia geotermica, cioè l’energia ricavata da fonti di calore dalla crosta terrestre, per esempio tramite il vapore che si genera. Le risorse geotermiche si trovano spesso in aree incontaminate di elevata biodiversità endemica, come zone vulcaniche, quindi spesso corrispondono ad aree protette. Gli impatti per questa energia ancora non sono molto studiati, ma anche in questo caso abbiamo una perdita di habitat dovuta alle infrastrutture impiegate per trasmettere questa energia dal sottosuolo alle abitazioni. Si pensi ad esempio ai grossi tubi di una delle più storiche centrali geotermiche, Laderello. Per ovviare al problema bisognerebbe costruire infrastrutture a basso impatto ecologico. 

Come abbiamo visto abbiamo molte energie e tante sono ancora da studiare ma, come ogni azione, comportano effetti non solo positivi ma anche negativi, che è giusto conoscere per contrastarli al meglio.

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