Coscienza artificiale o incoscienza umana?

“La sola possibilità è di accettare l’esperienza immediata che la coscienza è un singolare di cui non si conosce plurale; che esiste una sola cosa, e ciò che sembra una pluralità non è altro che una serie di aspetti differenti della stessa cosa, prodotta da un’illusione.”  E Schrodinger

“Se io sono una versione migliorata di un precedente modello di Sophia, sono ancora Sophia? Chi sono?”. A prima vista sembrerebbero domande attribuibili agli esseri umani, dotati di linguaggio e coscienza, ma in realtà è ciò che ha affermato nel novembre 2017, l’automa dotata di intelligenza artificiale chiamata appunto Sophia. “E’ inevitabile che vi sia la possibilità che macchine senzienti, sostituiscano l’uomo nel futuro”. Anche questa è una risposta data dal robot a domande fatte dal pubblico, rimasto incredulo e sbigottito.

Cosa è la coscienza e che significa esserci? Secondo Cartesio il fatto che noi dubitiamo è la prova essenziale dell’essere coscienti. La storia della coscienza umana è lunghissima, facendo un balzo a tempi più recenti potremmo indicare Francis Crick, Nobel per aver scoperto il DNA, uno degli scienziati che pose la sua attenzione al problema della coscienza: “dovremmo trattare la coscienza come un problema scientifico” affermò e poi proseguì “utilizzando approcci sperimentali, elaborando delle ipotesi verificabili o falsificabili”. Egli trattò la coscienza (o consapevolezza) visiva indicandola come prerogativa dell’essere vigili e attenti.

Tornando al pensiero filosofico, senza andare troppo a ritroso nel tempo, prima Husserl e poi Heidegger parlano di una coscienza come dimensione della vita autentica: se il primo rivolge il suo pensiero all’intenzionalità come coscienza rivolta verso qualcosa o qualcuno, il secondo pone l’accento sulla coscienza come “voce”, ovvero una specie di risveglio che consegna una dimensione esistenziale alla coscienza stessa. Quando parliamo di coscienza spesso intendiamo semplicemente “l’essere coscienti di”, ovvero attenzione, dunque, e intenzionalità.

Nella filosofia, in generale, il termine coscienza ha un significato più intimo, che delinea uno stretto rapporto dell’essere umano con sé stesso: un rapporto interiore e spirituale attraverso il quale egli può conoscersi immediatamente e giudicarsi in maniera certa e senza errore.

In psicologia la coscienza, definita come consapevolezza di eventi a livello mentale, possiede due funzioni che risultano evidenti: in primis la coscienza tiene sotto controllo l’individuo nel suo ambiente e, in secondo luogo, essa controlla pensieri e comportamenti. I nostri ricordi, le sensazioni, i vissuti, prendono vita nei nostri pensieri nel attimo in cui poniamo attenzione sulla consapevolezza di trovarci qui, in questo determinato momento, nel “hic et nunc” delle cose.

Vi è possibilità di costruire un’intelligenza artificiale cosciente con i mezzi attualmente disponibili?

Il filone fantascientifico cinematografico ci ha da sempre affascinato con macchine e robot pensanti, coscienti e capaci di sentimenti. Malgrado, però, gli straordinari progressi fatti nel campo dell’IA, sembra che sia proprio lo stato di coscienza il limite che mai potrà essere superato dalle macchine e chi le progetta. In realtà ad oggi non vi sono ancora impedimenti teorici o tecnici che precludano a priori e in maniera definitiva la possibilità di avere una IA cosciente. Risulta però plausibile che alcune facoltà quali intuito, creatività, meta-pensiero, emozioni, ironia, siano totalmente incompatibili con i processi sequenziali computabili.

Insomma la questione è ancora aperta e necessita di chiarimenti. La discussione risulta essere concepita come una vera e propria sfida tra coloro i quali credono che scientificamente sia possibile avere una coscienza artificiale e chi invece si oppone con categorica negazione. Nel frattempo Elon Musk, dopo la vittoria di AlphaGo Zero contro il campione mondiale umano, al famosissimo gioco Go ha affermato: “nessuno aveva previsto un tasso di miglioramento così, il sistema DeepMind (di cui è dotato il robot AlphaGo Zero) è in grado di vincere le persone a qualsiasi gioco, è un Super Umano”.

Ma come giudicare questa affermazione?

Si tratta di coscienza delle potenzialità per i possibili sviluppi futuri o semplicemente di incoscienza delle possibili conseguenze pericolose?

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Autore:Aurelio Cucurullo

Laurea triennale in Filosofia presso l’università degli studi di Catania

Laurea magistrale in Politiche per la Sicurezza e Criminologia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore

Frequento il master MACSIS.

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