Scie chimiche: la parola dell’esperto

Nell’era del web 2.0 la quantità di informazioni che vengono generate ogni giorno ha raggiunto livelli mai visti prima. Mai come ora, però, si rende necessario discriminare qualità e quantità di queste informazioni.

Sarà capitato a tutti infatti di sentire affermazioni riguardo al fatto che gli attentati dell’11 settembre siano stati inscenati dal governo americano stesso. Oppure recentemente un deputato ha pubblicamente sostenuto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. O addirittura, se siete fortunati, qualcuno vi avrà raccontato dell’esistenza di una setta segreta che controlla l’economia mondiale, magari con l’aiuto di razze aliene super intelligenti.

Tutto ciò ricade sotto il nome di “Teorie del Complotto”, ossia teorie in grado di spiegare una presunta cospirazione, quasi sempre in atto da parte di grandi organismi istituzionali, al fine di mascherare alcune verità ignote al grande pubblico.

Tra le più famose c’è sicuramente la teoria sulle famigerate scie chimiche, nata negli Stati Uniti a fine anni ’90, la quale afferma che alcune delle scie di condensazione formate dai motori degli aerei in atmosfera siano in realtà composte da specifici agenti chimici o biologici, al fine di ottenere particolari effetti sul territorio sottostante.

Anche se la questione può sembrare poco rilevante, è però impressionante notare che le scie chimiche hanno occupato le pagine di diversi quotidiani e riviste nazionali, e sono state addirittura oggetto di ben 15 interrogazioni parlamentari negli ultimi 10 anni.

Ma cosa si nasconde davvero dietro a tutto ciò? L’abbiamo chiesto direttamente a Simone Angioni, chimico del CICAP e fondatore di Scientificast.

 

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