Cittadinanza scientifica: l’importante è partecipare

Cos’è la cittadinanza scientifica?

Abbiamo due scatole verdi, all’apparenza esattamente uguali. Sappiamo che il loro contenuto è molto diverso: una ci consentirà di guadagnare in salute e benessere, l’altra in denaro. Ma non abbiamo modo di capire cosa contengano se non affidandoci a quello che ci dicono altre persone: alcune che hanno contribuito a riempire le scatole, altre che vogliono far sì che ne scegliamo una o l’altra perché ci guadagneranno.

Ecco quello che il voto non dovrebbe essere: uno sparo nel buio basato su quello che viene detto da terzi. È ovvio, è normale ed è giusto che votiamo in base a valori soggettivi, ma dovremmo tutti poterci basare su quello che c’è nelle scatole, e non su quanto ci viene riferito.

La cittadinanza scientifica consente di sapere cosa c’è nelle scatole perché diffonde conoscenza, ma soprattutto perché coinvolge tutti nel processo di riempimento. È un dare e avere, in cui tutti gli attori della società (università, ricercatori, governi, cittadini) partecipano in modo trasparente alla conoscenza scientifica e quelle che sono le sue implicazioni a livello sociale.

Un esempio di questa partecipazione attiva sono i progetti di citizen science (scienza dei cittadini), in cui tutti possono contribuire alle ricerche scientifiche, raccogliendo o analizzando dati pur non essendo formati in ambito scientifico. Uno strumento di apprendimento attivo, efficacissima modalità per imparare tramite un’azione concreta sul tema. Come uno stage, che consente di capire mille sfumature in più rispetto a un libro. Ma consente anche di far sentire utili i non addetti ai lavori, farli appassionare alla scienza. E, soprattutto, di contribuire alla conoscenza, perché alcuni progetti sarebbero irrealizzabili (o quasi) senza l’aiuto dei non scienziati.

Come la citizen science arricchisce la conoscenza

Un esempio è Open Air Laboratories, iniziativa dell’Imperial College di Londra conclusasi nel 2019 che effettuava indagini a livello nazionale per mezzo dei cittadini. Università, musei e altre organizzazioni culturali fornivano alle persone dei documenti contenenti istruzioni e quaderni per identificare e riportare le specie selvatiche vicino casa. Queste informazioni su larga scala consentivano di effettuare preziose mappature che, negli anni, hanno dato importanti indizi sulla degradazione degli habitat e sul cambiamento climatico nel Regno Unito.

I cittadini possono essere chiamati anche ad aiutare nella categorizzazione, nell’analisi e nella trascrizione dei dati scientifici. Lo vediamo, ad esempio, nei progetti “@home”, in cui i cittadini possono prestare la potenza di calcolo dei propri computer per velocizzare l’elaborazione di grandi moli di dati.

Oltre ai progetti di cittadinanza scientifica naturalistici e ambientali, ne esistono a supporto della ricerca in sanità, genetica, geologia, fisica, ingegneria, sociologia, persino nell’esobiologia (la scienza che vuole individuare forme di vita aliene nello spazio). Sul sito di EU-Citizen Science è possibile selezionare tra alcuni progetti attivi nel mondo i propri preferiti in termini di argomento, paese e fattibilità da casa. Altri progetti di citizen science si possono trovare sul sito di Society for Science e su quello della European Citizen Science Association.

L’importanza della cittadinanza scientifica oggi

La citizen science, potente strumento della cittadinanza scientifica, presenta però anche dei limiti. A volte le persone non sono sufficientemente motivate per andare avanti con il progetto in cui sono coinvolte, soprattutto a livello locale. Questo problema è rafforzato da un’altra questione, ancora materia di dibattito: quella della proprietà. Se i dati sono di tutti i partecipanti, a chi vanno il diritto d’autore e i riconoscimenti? Infine, problema altrettanto importante è quello dell’attendibilità dei dati. Le informazioni ricavate da una persona non formata in un certo campo avranno molte imperfezioni. Quindi, molti scienziati si chiedono: come possiamo essere certi che gli strumenti esistenti per ridurre gli errori siano sufficienti?

D’altra parte, ci si potrebbe chiedere se scienza e cittadini non dovrebbero restare separati, perché scienza e politica non funzionano allo stesso modo.

Ma la verità è che scienza e democrazia non sono mai separate. Il nostro mondo è sempre più permeato da robot, intelligenza artificiale, salute digitale, servizi in remoto e altre tecnologie. E sono temi ancora caldi anche argomenti che hanno decenni alle spalle, come energia nucleare, alimenti geneticamente modificati, vaccini. Tutte queste innovazioni incidono fortemente sulle nostre vite, per aspetti sociali, sanitari, economici. Sono scelte che compiamo continuamente, che siamo coinvolti e consapevoli oppure no. Per cui, per quanto ancora da forgiare, la cittadinanza scientifica è uno strumento che dobbiamo diffondere.

“La conoscenza scientifica non è più uno degli elementi nella vita individuale e collettiva degli uomini. Ma è il motore del sistema produttivo e della stessa dinamica sociale.”

Pietro Greco

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Autore:Jolanda Serena Pisano

Vivo per imparare e condividere: per questo scrivo e canto di scienza. Mi occupo soprattutto di temi biomedici e naturalistici, ma anche di curiosità scientifiche in generale, psicologia cognitiva (una delle mie più grandi passioni) e recensioni di libri divulgativi.

Alle mie spalle ho una Triennale in Biologia e una Magistrale in Etologia.
Al mio fianco, oltre al MaCSIS, ho BioPills, DoveeComeMiCuro, AAC Srl e Bionaute. Sto anche collaborando con altre realtà e tengo un blog, Juke-box Scienza.
In vista ho tantissimi progetti e sogni. Uno di questi è in fase di realizzazione: il programma televisivo “Viviamo di Scienza”, insieme alle mie amiche e colleghe divulgatrici Bionaute.

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