L’Italia “VAR” ai Mondiali

“Gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e le guerre come fossero partite di calcio.”
Questa frase di Winston Churchill lascia perfettamente intendere quanto il calcio, lo sport più seguito in Italia, rivesta un’importanza fondamentale nel nostro Paese, sia a livello economico che sociale.

Questo forte attaccamento porta a feroci polemiche sugli episodi di ogni partita e già da anni in diversi programmi sportivi si discute sul possibile utilizzo della famosa “moviola in campo”.

Oggi il desiderio di molti appassionati e tifosi è stato esaudito grazie all’introduzione del VAR; ma cos’è e quali sono le implicazioni che porta nello sport più amato dagli Italiani?

La “Video Assistant Referee”, più comunemente nota come VAR, è un supporto tecnologico per gli arbitri di calcio.  L’IFAB, “International Football Association Board”, è l’unico organo che ha il potere di stabilire e modificare le regole del gioco calcio, sia a livello nazionale che internazionale; quest’organo ha approvato il VAR il 6 marzo del 2016, utilizzandolo per la prima volta nel Campionato Americano.

Sperimentata e perfezionata, questa innovazione è approdata in Italia prima nelle fasi finali del Campionato primavera 2016/2017 e successivamente nel Campionato di serie A 2017/2018, uno dei pochi tornei che hanno introdotto questa tecnologia.  Lo scopo dell’utilizzo del VAR è duplice: correggere decisioni chiaramente sbagliate o segnalare episodi gravi o importanti sfuggiti all’occhio dell’arbitro, il tutto durante la partita.

Per fare ciò, al lavoro sul campo dell’arbitro è aggiunto quello di due assistenti, anche loro arbitri in attività, posti davanti a due schermi; questi hanno il compito di segnalare eventuali situazioni importanti al direttore di gara, che potrà poi a sua volta interrompere il gioco e rivedere l’azione in questione tramite un monitor. La decisione finale spetta allo stesso arbitro.

Nonostante le polemiche che tutt’ora il VAR si trascina dietro ogni partita giocata, è di questi giorni la notizia da parte della FIFA, la Federazione Internazionale di Calcio: “Ci sarà il VAR ai Mondiali di Russia 2018”.  Già dal Dicembre scorso, il presidente della Commissione arbitri della FIFA Pierluigi Collina, aveva avvertito che lo stesso organo stava lavorando sull’utilizzo del VAR nel prossimo Mondiale.

Pochi giorni fa la nuova tecnologia ha fatto un nuovo passo avanti verso il Campionato del Mondo, supportata dalle analisi statistiche dell’IFAB: “Analizzando numeri e statistiche, i risultati della ricerca sono positivi – è stato spiegato oggi dall’IFAB – e anche le interruzioni delle partite non sono state così lunghe come qualcuno temeva”.  É quindi del 22 gennaio l’annuncio del dirigente della FIFA Philippe Le Floc’h: “Il Var ci sarà, è sicuro. Penso che sia fantastico utilizzare la tecnologia nel calcio perché assicura giustizia”.   La decisione finale per l’ufficialità spetta all’IFAB nell’incontro del 2 Marzo.

Se la notizia verrà confermata, sarà il nostro Pierluigi Collina ad organizzare e supervisionare il lavoro che porterà al prossimo Mondiale, mentre sul campo ad allenare gli arbitri ci sarà Massimo Busacca, svizzero di origine siciliana; inoltre, come ha confermato Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri: “Se come sembra ci sarà il VAR ai Mondiali, la FIFA ha richiesto un arbitro e tre Var italiani”.

Insomma, non basterà a lenire la sofferenza di non avere la nostra Nazionale in Russia, ma un po’ di Italia al Mondiale l’avremo, e le sue prestazioni saranno importantissime.

E se…una prospettiva etica                                                                            

Maradona scrive nel suo libro: “La palla mi cadde proprio lì, la vidi spiovere dall’alto come un palloncino. Ah, che regalo fantastico. Questa è mia, dissi. Non so se ci arriverò, ma ci provo. Se me lo fischia, pazienza”. E, invece, nessun fischio, la palla carambolò in porta e l’Argentina vinse il mondiale in Messico del 1986. Una partita nella partita, difatti la “mano de Dios” ha un significato politico oltreché sportivo, una sorta di vendetta da parte dei sudamericani nei confronti degli invasori inglesi con i quali avevano conteso per anni le isole Falkland.

Con la tecnologia VAR quella rete sarebbe stata annullata e con essa  la gioia dei poveri immigrati tifosi argentini che avrebbero perso, nuovamente, il proprio onore e orgoglio.

11 Luglio 1982, bisogna chiudere gli occhi per tornare con l’immaginazione a quella notte: Tardelli col piede sinistro insacca dal limite dell’area di rigore il 2-0 per la nazionale italiana, Pertini esulta in mondovisione, tutto il paese è in delirio. Attenzione, l’arbitro viene richiamato dal quarto uomo e farfuglia qualcosa con l’auricolare, viene ravvisata una possibile posizione irregolare da parte di Scirea, il direttore di gara decide di andare a bordo campo per visualizzare le immagini. Bearzot è incredulo, tutta l’Italia è in ansia. Apriamo gli occhi: questo è un possibile scenario di 36 anni fa se ci fosse stato il VAR.

L’introduzione della tecnologia VAR è una rivoluzione nel mondo calcistico e, in particolare, nel modo di arbitrare: se fino all’anno scorso gli arbitri dovevano prendere una decisione in una frazione di secondo, adesso non hanno più questo alibi e certi errori non dovrebbero essere più ammissibili. Gli arbitri però mal sopportano di vedere ridotta la propria discrezionalità sulle decisioni. La tecnologia, filosoficamente, diventa un dramma per i direttori di gara che non dovranno più fidarsi solo dei propri occhi, rivoluzionando così il modo di stare in campo. E poi serve una buona dose di intelligenza e umiltà per decidere di andare a rivedere le azioni incriminate.

Che il VAR sancisca una riduzione del decisionismo arbitrale è certo ma, quali altre implicazioni etiche si potrebbero avere nei confronti di uno sport quale il calcio?

Platone prima di essere un pensatore era un lottatore di wrestling nell’antica Grecia, questo nesso tra filosofia e sport non è del tutto casuale: non si parla solo di gioco, lo sport è un contesto in cui si svolgono tipici atteggiamenti umani come la tensione per la vittoria, riunione sociale, gioia e sofferenza.

Prima Aristotele e successivamente San Tommaso, affermarono che “se la moralità è qualcosa di umano, l’agire umano assume un valore particolare e può essere osservato su un piano etico, è vizio o virtù” e aggiunsero ancora che “la virtù si può definire tendenza costante a compiere una determinata buona azione, acquisita tramite esercizio, mentre  il vizio si pone come tendenza a compiere un’azione riprovevole”. Cosa ha a che fare tutto ciò con il calcio? All’interno di uno stadio non avviene solo una competizione tra chi vince e chi perde, c’è molto più: gli atleti sono chiamati a compiere dei miglioramenti non solo fisici ma anche morali. Coraggio, umiltà, abnegazione sono qualità fondamentali per garantire alla sportività una sana dose di dignità. Esistono delle regole e chi entra in campo decide di accettarle, così come nella vita comune si accettano tacitamente le leggi. Si contesta l’arbitro per una decisione presa, si prova a “rubare”, si prova a “simulare” ma nell’intenzione ideale di sport, gli atleti scendono in campo non col fine di contestare il giudizio dell’arbitro: se il giudice di gara sbaglia, non lo fa appositamente, è umano e fa parte del gioco.

Rizzoli, arbitro italiano, nella sua autobiografia ha scritto: “in campo sei solo, dipende tutto da te”.  Una frase del genere sottolinea come il peso della responsabilità sia una costante per i direttori di gara. Gli errori arbitrali non potranno mai essere eliminati, tutt’al più con la tecnologia si può ridurli ma ciò aggiungerebbe e toglierebbe allo stesso tempo qualcosa allo sport: ogni innovazione porta con se nuove complessità che vanno affrontate compiendo nuovi errori e fallimenti.

Probabilmente il vero limite del VAR consiste nel fatto che crea, ancora una volta, una  differenza  enorme tra partite di “primo piano” e partite di categorie inferiori, in sostanza se le regole sono uguali per tutti e la tecnologia aiuta a ridurre gli errori ciò deve avvenire in ogni partita di calcio.

In conclusione, come direbbe un’Orietta Berti in versione notti magiche: “finché la barca VAR, lasciala andare”.
Indietro non si torna.

Daniele Bracci e Aurelio Cucurullo

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Autore:Aurelio Cucurullo

Laurea triennale in Filosofia presso l’università degli studi di Catania

Laurea magistrale in Politiche per la Sicurezza e Criminologia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore

Frequento il master MACSIS.

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